Sai perché a volte le relazioni finiscono? Perché chiediamo agli altri spiegazioni che nessuno può conoscere davvero. Perché l’amore non si spiega: si vive.
E nessuno sa meglio di noi come viverlo e con chi. Eppure, a volte, permettiamo alle voci, ai giudizi e ai pensieri degli altri di entrare in quello che dovrebbe rimanere uno spazio intimo, sacro e inviolabile: il noi.
Mi torna in mente una delle scene più memorabili di Pulp Fiction di Quentin Tarantino: il ballo tra John Travolta e Uma Thurman.
— Signorina, lei come si chiama?
— Mia Wallace.
— E il suo compagno?
— Vincent Vega.
— Bene. Vediamo che cosa sapete fare. Via con la musica!
E poi ballano sulle note di You Never Can Tell: Vincent con il suo twist rigido e Mia con i suoi movimenti morbidi e sinuosi. Diversissimi. Eppure perfetti insieme.
Ecco il punto.
Quando siamo in una relazione, non abbiamo bisogno di chiedere agli altri se quella persona ci ama, se il nostro amore è “giusto”, se stiamo insieme nel modo giusto. Quello che accade davvero tra noi lo possiamo sapere soltanto noi.
Non esiste una forma prestabilita dell’amore. Ogni relazione ha il proprio linguaggio, i propri tempi, le proprie regole. Gli amori non devono assomigliarsi: hanno in comune proprio la loro unicità.
Se abbiamo la fortuna di trovare una persona che possiamo chiamare amore, allora non dobbiamo cercare di ballare come gli altri.
Dobbiamo ballare la nostra danza.
Con il nostro ritmo, i nostri passi, le nostre imperfezioni.
E lasciare che gli altri restino a guardare.
Che vedano che cosa sappiamo fare insieme.

