Molti si credono originali.
Altri amano definirsi folli.
C’è chi ostenta la propria diversità, chi cerca di stupire, chi scambia l’eccesso per autenticità.
Ma la vera follia è un’altra.
La vera follia è amare.
È perdere la misura, sfidare la ragione, esporsi senza difese. È avere il coraggio di sentire ciò che non si può controllare e vivere ciò che non si può spiegare.
Perché esiste un’estremità che non nasce dal bisogno di apparire, ma da quello di sentire. Un’autenticità che non chiede applausi. Un amore che rinuncia alla prudenza di chi vuole restare al sicuro.
E chi non ha mai amato davvero, forse, non sa cosa significhi essere folli.
Non conosce l’abisso né il vertice, la vertigine né la resa. Non sa cosa significhi oltrepassare ogni limite non per dimostrare qualcosa al mondo, ma perché il cuore ci spinge là dove la ragione non oserebbe mai arrivare.
La follia non è essere diversi.
Non è fare rumore.
Non è vivere sopra le righe.
La follia è amare fino a scoprire che tutto ciò che credevamo di sapere sulla vita non era abbastanza.
E forse è proprio questa la differenza tra chi si crede folle e chi lo è davvero: i primi hanno bisogno di dimostrarlo. I secondi non spiegano nulla. Amano.

